Vene varicose: come trattare questo fastidioso disturbo attraverso tecniche mininvasive

“La malattia varicosa degli arti inferiori - spiega il prof. Santi Trimarchi, responsabile dell’U.O. di Chirurgia Vascolare II all’IRCCS Policlinico San Donato - è oggi una patologia sociale che interessa una larga parte di popolazione, soprattutto di sesso femminile. Ciò è dovuto a cause sia genetiche sia legate a fattori predisponenti come la gravidanza, che spesso rappresenta il motivo scatenante della patologia”.

“Le vene varicose, quando presenti - continua - si manifestano spesso in maniera evidente, come dilatazioni ben chiare sulla superficie cutanea degli arti inferiori, associate di frequente a sintomi come pesantezza, formicolio (parestesia), tensione a carico degli arti inferiori e gonfiore. In alcuni casi le varici non sono così evidenti, e questo accade perché il grado di insufficienza venosa è in fase iniziale, prima di evolvere.

Queste problematiche, oggi, vengono diagnosticate in maniera molto semplice attraverso esami non invasivi come l’Ecocolordoppler venoso degli arti inferiori per poi essere trattate, quando necessario, mediante delle tecniche mininvasive, come l’ablazione con radiofrequenza o il laser. In entrambi i casi, si tratta di piccole sonde che, introdotte all’interno del vaso, emanano fonti di calore il cui compito è quello di far collabire la vena escludendola dal circolo, producendo più o meno lo stesso risultato dato dalla chirurgia convenzionale attraverso lo ‘stripping’, cioè la rimozione della vena. Per quanto riguarda la prevenzione, è molto importante tenere in considerazione l’utilizzo di calze elastiche, le quali rappresentano il primo step nel trattamento terapeutico della patologia ma anche il trattamento successivo a quello descritto in precedenza”.

“Oggi, tutte queste procedure sono molto ben accettate dalla popolazione - conclude il prof. Trimarchi - soprattutto le tecniche mininvasive, le quali si associano veramente a buoni risultati”.

 

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