Reflusso gastro-esofageo: istruzioni per l’uso

“Il reflusso gastro-esofageo, cioè la risalita di liquido irritante dallo stomaco all’esofago, se del tutto occasionale - spiega il professor Maurizio Vecchi, responsabile dell’U.O. di Medicina III-Gastroenterologia all’IRCCS Policlinico San Donato e Professore di Gastroenterologia all’Università di Milano - è quasi fisiologico: chi di noi non lo ha mai avvertito una o più volte nella vita, in particolare dopo una cena abbondante o accompagnata da un eccesso di alcol (anche semplicemente birra o vino)?

Se però questo disturbo diventa frequente, particolarmente fastidioso per tutte le manifestazioni che può dare e impattante sulla qualità della vita di chi ne è affetto, va considerato come una vera e propria malattia, appunto la malattia da reflusso gastro-esofageo. Quest’ultima è, dunque, un insieme di lesioni e/o sintomi che sono generalmente localizzati a livello dell’esofago ma possono coinvolgere anche il faringe, la bocca o addirittura i bronchi e i polmoni, ed è appunto causata da un eccesso di rigurgito di contenuto gastrico dallo stomaco all’esofago e oltre. Il materiale che refluisce può non essere solamente acido, perché nello stomaco sono spesso presenti anche bile e succo pancreatico i quali, entrando in contatto con organi non adeguati a proteggersi, possono essere altrettanto dannosi e irritanti”.

“Nella stragrande maggioranza dei casi - continua - il reflusso gastro-esofageo esordisce perché funziona male quella piccola valvola, detta sfintere esofageo inferiore, che si trova tra l’esofago e lo stomaco; tra tutti i meccanismi che si pensa causino questo disturbo, questo è di gran lunga uno dei più frequenti. Lo sfintere esofageo inferiore, essendo debole, non riesce più a bloccare il reflusso del contenuto gastrico, favorendo così la comparsa della malattia. Nel nostro organismo, vi sono anche altri meccanismi che tendono a proteggere dalle lesioni causate dal rigurgito, e tra questi sono importanti una buona secrezione di saliva, la motilità dell’esofago che tende a far riscendere in tempi brevi in stomaco quanto è risalito e uno buona cooperazione tra sfintere esofageo inferiore e diaframma. Quest’ultima viene a mancare nei casi di ernia iatale, che altro non è che la risalita di una porzione più o meno grande di stomaco nel torace ed è un fattore favorente ma non determinante il reflusso.

Un altro importante elemento protettivo è la forza di gravità: quando siamo seduti e deglutiamo il cibo, il boccone per gravità tende ad andare verso il basso mentre quando siamo sdraiati vi è una maggiore facilità al rigurgito. È per questo che la maggior parte degli episodi di reflusso gastro-esofageo avviene quando il paziente dorme, molti anche senza che lui se ne accorga. Questi sono i meccanismi principali e questa è, come dicevo, una condizione estremamente frequente. Colpisce entrambi i sessi in maniera uguale e tende a presentarsi in età relativamente avanzata ma la si può riscontrare anche nel giovane”.

“Vari fattori di rischio acquisiti - conclude il prof. Vecchi - possono favorire l’insorgenza e la persistenza di questa malattia; è dimostrato come il sovrappeso abbia un effetto particolarmente negativo sulla patologia: infatti, un aumento del BMI (indice di massa corporea) è significativamente associato a una comparsa o a un peggioramento dei sintomi da reflusso. La pressione addominale, già normalmente più alta rispetto a quella toracica, con l’incremento del grasso all’interno dell’addome, aumenta ulteriormente e quindi facilita il reflusso. Altri fattori di rischio per sviluppare reflusso patologico sono alcune abitudini di vita (fumo) o determinati cibi (alcool, caffè, cioccolato, menta e cibi acidi, quali agrumi, aceto, pomodori) che riducono il tono dello sfintere esofageo inferiore o accentuano l’irritazione dell’esofago”.

 

 

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