Come trattare le allergie?

“I trattamenti più indicati per le allergie - spiega il dottor Ennio Leggieri, responsabile dell’U.O. di Medicina Interna all’IRCCS Policlinico San Donato - sono rappresentati innanzitutto dai farmaci sintomatici, cioè che vanno a contrastare l’azione dei mediatori allergici come ad esempio l’istamina, uno dei principali mediatori che si formano durante una reazione allergica e responsabile del prurito al naso, agli occhi, degli starnuti e della secrezione acquosa dal naso. È responsabile, in parte, anche dei sintomi di broncospasmo, per il quale i farmaci antistaminici vanno a bloccare il recettore su cui agisce l’istamina. Non esistono evidenze che, iniziando la terapia prima dell’esordio dei sintomi, vi siano ulteriori benefici, anzi è una pratica che ormai non viene più nemmeno attuata”.

“Solitamente - continua - gli antistaminici di nuova generazione sono molto meglio tollerati rispetto ai tradizionali in quanto mancano gli effetti collaterali più importanti che, per molti anni, ne hanno limitato l’utilizzo: sonnolenza, difficoltà di concentrazione e di attenzione. Se pensiamo che le malattie allergiche colpiscono in generale soggetti giovani con una vita attiva, scolastica o lavorativa, e sociale, questi farmaci rappresentavano sicuramente un limite a queste attività. Possono essere assunti non solo per via generale ma anche per via topica/nasale con spray o anche oculare (colliri). Un’altra categoria di farmaci sono i cortisonici, potenti farmaci antinfiammatori e antiallergici che agiscono su sintomi abbastanza specifici.

Esistono poi spray in cui è presente una combinazione di antistaminico e cortisonico, nel tentativo di bloccare i sintomi principali: l’ostruzione, il prurito, gli starnuti e la secrezione nasale. Per via oculare, i cortisonici dovrebbero essere usati solo nei casi gravi e per brevi periodi di tempo perché possono avere effetti collaterali importanti. I cortisonici rappresentano, inoltre, la terapia di fondo nei soggetti che hanno un’asma importante e frequente soprattutto nelle ore notturne: questi vanno assunti costantemente e si possono poi associare, in maniera sporadica al bisogno o in maniera continua, broncodilatatori i quali rappresentano l’altro cardine principale della terapia.

Esistono poi farmaci che vengono utilizzati principalmente per le allergie stagionali ed esistono anche presidi meccanici come filtri nasali fatti di carbone attivo e di membrane di cellulosa che bloccano l’assorbimento dei pollini. Naturalmente, se si effettua una diagnosi precoce, è possibile individuare pazienti con allergie respiratorie che possono essere sottoposti a vaccino-terapia. A differenza della terapia sintomatica stagionale, il vaccino dovrebbe modificare non solo i sintomi, ma soprattutto agire sul meccanismo dell’allergia favorendo la formazione di anticorpi protettivi a scapito degli anticorpi IgE che invece provocano la malattia. Vanno iniziati alcuni mesi prima della comparsa dei pollini; al giorno d’oggi, disponiamo di vaccini che sono veri e propri farmaci in compresse da sciogliere sotto la lingua, ben tollerati e molto efficaci. Quindi, bisognerebbe associare i due tipi di terapia: la terapia di fondo con il vaccino, alla terapia sintomatica durante il periodo stagionale”.

“Uno dei limiti di queste terapie - conclude il dott. Leggieri - è che, purtroppo, molti soggetti oggi sono polisensibilizzati cioè presentano allergie nei confronti di pollini di diverse piante per cui è difficile agire su tutte queste cause perché i vaccini sono specifici per un determinato allergene. È necessario, quindi, individuare il paziente, capire qual è il periodo in cui il paziente sta peggio per inquadrare appunto i pollini responsabili della sintomatologia. In queste condizioni, sicuramente, i vaccini rappresentano un presidio terapeutico molto importante”.

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