Cardiochirurgia mininvasiva: meno cicatrici al cuore dei bambini

Una cicatrice visibile può causare un disagio psicologico. Grazie ai progressi della tecnica chirurgica e all’evoluzione dei trattamenti, oggi è possibile prendere in considerazione anche il punto di vista estetico di un’operazione al cuore, soprattutto quando i pazienti sono i bambini. All’IRCCS Policlinico San Donato, centro di riferimento italiano ed europeo per la cardiochirurgia e la cardiologia delle patologie congenite, è stata messa a punto una tecnica di cardiochirurgia mininvasiva che consente di limitare l’impatto estetico dell’intervento. Il dottor Alessandro Giamberti, responsabile dell’unità operativa di Cardiochirurgia delle Patologie Congenite del Policlinico San Donato, è a oggi l’unico cardiochirurgo in Italia a utilizzare l’approccio medio-ascellare destro: un’incisione sotto l’ascella che sostituisce il classico accesso tramite apertura dello sterno.

In cosa consiste questa tecnica?

«Pratichiamo un’incisione laterale sul costato, sotto l’ascella. Quello che rimane è una cicatrice verticale, che viene coperta dal braccio. Si tratta di un’ulteriore evoluzione rispetto alle prime tecniche mininvasive degli anni ’90: allora avevamo utilizzato la via sottomammaria, incidendo all’altezza del seno destro, sotto il capezzolo. L’impatto sui bambini non era così evidente, ma sulle bambine poteva creare dei problemi. Se l’intervento era fatto in età pre-adolescenziale, in cui non era ancora avvenuto lo sviluppo del seno, la cicatrice poteva comportarne una crescita alterata con una visibile asimmetria».

Cosa cambia dal punto di vista chirurgico?

«Niente. Valutando l’esito dell’intervento, non vi è alcuna differenza rispetto all’accesso tradizionale tramite apertura dello sterno. Anzi, evitando di fratturare l’osso ma entrando tra le costole senza romperle, si favorisce un recupero post-operatorio più rapido e meno doloroso. A 4-5 giorni dall’intervento, quindi, il piccolo paziente può essere dimesso con il massimo del risultato e il minimo disagio». 

Per quali patologie si può utilizzare questa tecnica?

«È un approccio nato per la correzione dei difetti interatriali(DIA), ma stiamo ampliando l’impiego anche per il trattamento di altre cardiopatie, come il canale atrioventricolare parziale, il ritorno venoso anomalo polmonare parziale del polmone destro e piccoli difetti interventricolari. I risultati sono così buoni che abbiamo iniziato a estendere la tecnica anche ai pazienti adultiaffetti da cardiopatie congenite».

Come mai per questi pazienti non si può usufruire della cardiologia interventistica, ancora meno invasiva? 

«Non tutte le cardiopatie congenite possono essere risolte per via percutanea, quindi con l’inserimento di cateteri e piccoli dispositivi correttivi attraverso arterie e vene, senza ricorrere alla chirurgia “a cuore aperto”. Nel caso specifico dei difetti interatriali, il primo approccio è sicuramente percutaneo: proprio il Policlinico San Donato, nello specifico l’unità operativa di Cardiologia Pediatrica e Congeniti Adulti diretta dal dottor Mario Carminati, è uno dei centri principali in Europa per numero e complessità delle procedure interventistiche. Solo il 30% dei bambini nati con un difetto interatriale arriva al chirurgo, perché per conformazione anatomica, limitazioni tecniche o caratteristiche del difetto, non è possibile correggerlo tramite l’inserimento del cosiddetto “ombrellino”. In questi casi interveniamo chirurgicamente inserendo un patch, una “toppa” in materiale biologico, che viene suturata e dura per sempre. Grazie a questo nuovo approccio con incisione medio-ascellare abbiamo finalmente la possibilità di operare in modo meno deturpante, con gli stessi eccellenti risultati».

 

 

 

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