Anestesia: quanto è importante?

“Con il termine Anestesia, dal greco anaisthesìa (ἀναισθησία) cioè “mancanza della facoltà di sentire” - spiega il dottor Paolo Grossi, responsabile dell’U.O. di Anestesia Loco-Regionale e Terapia del Dolore all’IRCCS Policlinico San Donato - si indica generalmente l’abolizione o la diminuzione della percezione cosciente del dolore in un soggetto. È proprio a questo proposito che, nell’ambito della medicina e della chirurgia, si colloca la figura chiave dell’anestesista, a cui viene affidato l’importante compito di togliere sensibilità cosciente al paziente, per impedire di provare dolore durante una procedura chirurgica. 

Attualmente, noi anestesisti, disponiamo di indicatori e scale che permettono una valutazione indiretta dal paziente. Esse ci aiutano a comprendere il grado o il livello di dolore, ma il primo problema è dato dal fatto che esso può essere variabile nello stesso individuo, in situazioni o condizioni ambientali differenti. Addirittura, vi sono momenti in cui - non essendoci ancora una vera causa - è il paziente stesso a indurre e presentare sintomi come se fosse in atto un forte dolore. Basti pensare alla puntura di una vena per un prelievo di sangue: molti soggetti, sapendo di dover essere punti di lì a poco, avvertono già una forte emozione che precede la sensazione di dolore, determinando reazioni, come lo svenimento, dettate da uno stato di sofferenza che non sappiamo deputare a un centro cerebrale specifico, ma di cui vediamo le conseguenze da questi casi fino alla vera comparsa del dolore da intervento chirurgico. È qui, che interviene, per nostra buona sorte, quello strumento ‘magico e meraviglioso’ che è l’anestesia, di cui non bisogna aver paura perché rappresenta la difesa contro la generazione del dolore”.

“Si possono distinguere - continua - differenti categorie di anestesia in base al momento in cui vengono applicate e per le tecniche specifiche: la preventive analgesia (anestesia preventiva) che ha il compito di inibire determinati percorsi del dolore prima dell’intervento chirurgico e che viene praticata attraverso il blocco dei recettori e dei meccanismi di trasmissione del dolore, tramite la somministrazione di farmaci per via generale o per via locale; poi, vi è la classica anestesia Loco-Regionale che, dalla fine dell’800, ha assistito a una crescita esponenziale, e che offre la possibilità all’anestesista di impedire la percezione del dolore attraverso un blocco farmacologico. Ciò permette di inibire la trasmissione al cervello di tutte quelle sensazioni che provengono dall’area che verrà sottoposta alla chirurgia e al dolore. Per effettuare questo blocco si inserisce con un ago, o con un piccolo catetere, un farmaco anestetico locale in vicinanza di una radice sensitiva o motoria nervosa; oppure, viene raggiunto un obiettivo all’interno della colonna vertebrale, ovvero la zona midollare dove le radici nervose sono ancora contenute in una sacca detta sacco durale. 

Se il farmaco viene inserito all’interno di questo sacco, si parla di anestesia subdurale o spinale, se altrimenti viene deposto intorno a questa struttura, quindi nello spazio peridurale, si parla di anestesia peridurale o epidurale. Per ottenere la massima precisione possibile per la localizzazione dei nervi, attualmente, ci avvaliamo dell’ausilio di uno strumento di imaging, l’ecografo, che ci permette di osservare e di controllare il tragitto e l’attraversamento dei tessuti con l’ago fino al raggiungimento dell’area di nostro interesse. Questo sistema ci permette, inoltre, di effettuare un doppio controllo, utilizzando nello stesso tempo un elettrostimolatore collegato all’ago. Così facendo, è possibile avere un riscontro del raggiungimento dell’obiettivo, semplicemente erogando una piccola carica elettrica in vicinanza del nervo prescelto, per ottenere dei movimenti involontari dei muscoli innervati, a riprova dell’esattezza di posizione, per poi essere certi di iniettare il farmaco nel punto esatto”. 

“Il compito complessivo dell’anestesista - conclude il dott. Grossi - consiste, quindi, nella prevenzione e trattamento del dolore, nel controllo delle varie funzioni (frequenza cardiaca, pressione arteriosa, ventilazione, perdita di calore e di liquidi o sangue, sudorazione, …) e di tutti quei riflessi che il dolore potrebbe inibire o eccitare esponenzialmente”.

Per contattare il dott. Grossi, cliccare qui.

X