Emicrania o cefalea tensiva? Ecco come trattarle

“La cefalea - spiega il dottor Michele Sterlicchio, responsabile del Servizio di Neurofisiopatologia all’IRCCS Policlinico San Donato - è una tra le più frequenti patologie del sistema nervoso. I tipi più frequenti sono la cefalea di tipo tensivo e l’emicrania. La cefalea è caratterizzata non solo da dolore ma anche da grave disabilità. In tutto il mondo, la World Health Organization ha riscontrato che solo l’emicrania è al 19° posto tra le cause di disabilità. Inoltre, i ripetuti attacchi e la costante paura di un successivo danneggiano la vita familiare, sociale e lavorativa. La diagnosi esatta del tipo di cefalea di cui soffre un soggetto è un essenziale per poter instaurare una terapia corretta. Pochi sanno che la diagnosi è puramente clinica: dopo che il paziente è stato sottoposto a un esame medico generale e a un esame neurologico, solo il colloquio attento e approfondito consentirà di ricostruire le caratteristiche specifiche di un certo tipo di cefalea”.

“L’emicrania - continua - è tra le malattie più diffuse nel mondo. È un disturbo a carattere frequentemente familiare di cui soffre in media il 12% della popolazione mondiale con punte che sfiorano il 25% nelle donne in età fertile. È probabilmente la malattia più frequente nell’età produttiva. L’emicrania compare sotto forma di attacchi periodici separati da intervalli di benessere e si manifesta con dolore di intensità moderata o severa, generalmente pulsante e unilaterale, che peggiora con la normale attività fisica ed è associato a nausea, vomito, fotofobia e fonofobia. La durata dell’attacco varia da 4 ore fino a 3 giorni. La cefalea di tipo tensivo, distinta in forma episodica (meno di 15 giorni al mese) e cronica (più di 15 giorni al mese), è la tipologia di cefalea più diffusa. Colpisce prevalentemente il sesso femminile con una insorgenza, solitamente, intorno ai 30 anni. È caratterizzata da episodi di cefalea di durata variabile da minuti a vari giorni. Il dolore è tipicamente compressivo-costrittivo, bilaterale (spesso con distribuzione a “fascia” o a “casco”) e ha una intensità sopportabile. Il vomito è assente, la nausea è rara, possono coesistere fonofobia o fotofobia. L’attività fisica non peggiora l’intensità del dolore. Numerosi fattori organici o funzionali possono condizionare la comparsa della cefalea di tipo tensivo quali fattori psicogeni, osteoarticolari, muscolari, masticatori, nonché l’abuso di farmaci. I fattori scatenanti più frequenti sono la tensione nervosa, lo stress, l’affaticamento mentale e il mantenimento prolungato di posture non idonee”.

“Il primo accorgimento da tenere presente - conclude il dott. Sterlicchio - è quello riguardante la dieta: esistono numerosi alimenti, infatti, in grado di favorire l’insorgenza della sintomatologia dolorosa che sarebbe meglio evitare per tenere più facilmente sotto controllo gli attacchi: i latticini (tanto i prodotti freschi quanto quelli più stagionati), le carni bianche e rosse, gli alimenti ricchi di grassi (soprattutto quelli saturi) e le bevande alcoliche. Agli accorgimenti dietetici è poi utile integrare modificazioni dello stile di vita, cercando di ridurre lo stress quotidiano. A tal proposito, sono efficaci pratiche di meditazione e lo stretching. Alla dieta e allo stile di vita si possono affiancare, inoltre, dietro consiglio di un esperto, opportune integrazioni di oligoelementi e prodotti di origine naturale che possono aiutare o, in alcuni casi, perfino sostituire la terapia farmacologica più tradizionale”.

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